La Banda del “Toso” sbarca a Padova

“Faccia D’Angelo fra fiction e realtà”: il 3 maggio a Padova arrivano per una serata speciale gli attori della banda di Maniero nella serie tv e i giornalisti degli ultimi saggi sulla figura del criminale della Mala del Brenta.

Questi gli ospiti della trasmissione “Nordest Boulevard“, la trasmissione radiofonica, che in versione speciale sarà aperta al pubblico in diretta live dagli studi di Sherwood vicolo Pontecorvo 1/a (Padova) e, grazie al format STREAM OUT in diretta streaming sul sito sherwood.it.

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Felice Maniero e la Mala del Brenta in ebook

In questi giorni si fa un gran parlare di Felice Maniero e della Mala del Brenta dato che Sky sta trasmettendo la serie “Faccia d’Angelo” dedicata alle gesta del boss.

L’anno scorso ho pubblicato insieme a Jacopo Pezzan un ebook sulla storia di Felicetto, una libro che vuole raccontare in modo veloce ed essenziale non solo l’a storia del boss della Mala del Brenta, ma anche un Veneto che in quegli anni stava facendo un salto in avanti di un secolo nel giro di un paio di decenni, con tutto quello che questo comporta.

Di seguito la scheda dell’ebook:

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IL VENETO SCHIERA L’ARMATA DEL FOOD

In tempo di crisi e di turbolenze finanziarie, la galassia del food in Veneto lancia un’Opa sulla ripresa e si propone come traino per il made in Italy.

I driver sono quelli consueti: innovazioneinternazionalizzazione e integrazione. Dal confronto con l’esperienza realizzata (con successo) in altri Paesi dal pedigree ben più modesto nell’ambito agroalimentare, si affaccia sulla scena economica il consorzio Veneto Food che dichiara pochi obiettivi concreti: la costruzione di sinergie operative tra imprese della filiera che parte dal produttore agricolo e arriva alla distribuzione commerciale, passando per trasformazione e valorizzazione artigianale e industriale; lo sviluppo di azioni non istituzionali, ma pienamente business per affermare il prodotto veneto sui mercati internazionali non in senso astratto, ma operando come sistema-impresa; l’attivazione di pratiche innovative (dal R&D al marketing, dalla chimica ai brevetti) per chi compete sul mercato “vero” domestico e intercontinentale.

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Le barbabietole pulp del Nordest

Un estratto dell’articolo di Lorenzo Mazzoni pubblicato questa settimana nel suo blog sul sito de Il Fatto Quotidiano:

“[...] Fra le tematiche più importanti affrontate da Sugarpulp risalta, e al contempo fa da collante, il legame con il territorio, non importa quale, che sia il profondo Veneto o il Texas, la periferia padovana o il mar Mediterraneo, quello che interessa proporre come merce di scambio con i lettori è la conoscenza della propria terra, il raccontare storie senza troppi fronzoli, con ironia e intelligenza, diffondere una narrativa popolare aperta a tutti, per tutti. Fare discutere, fare cultura.

[...] basta leggere l’opera prima di Matteo Righetto, Savana Padana (Zona Editrice, 2009), salutata dalle pagine de Il Sole 24ore come la nascita del nostro Quentin Tarantino che alla cinepresa preferisce la penna, o il successivo Bacchiglione Blues (Perdisa Pop, 2011), entrambi spietati affreschi della rude quotidianità rurale veneta, un’antropologia pulp dei barfly di paese, delle usanze zingare, slave e locali. [...]

Anche nel sorprendente La ballata di Mila, di Matteo Strukul (e/o Edizioni, 2011) attualmente in lizza fra i quindici finalisti del prestigioso Premio Giorgio Scerbanenco-Courmayeur Noir in Festival, fra gang affiliate alle triadi cinesi, cosche di endemica tradizione locale, la periferia padovana e l’aria non troppo pulita della bassa, quella che emerge è una conoscenza capillare del territorio [...].

[...] E ancora, se si ha voglia di addentrarsi in una buona indagine, rimanendo nel mondo Sugarpulp, si può leggere Giacomo Brunoro, presidente dell’associazione culturale, autore insieme a Jacopo Pezzan di una fortunata serie di audiolibri e di ebook che ripercorrono i grandi casi della cronaca nera italiana, dal mistero di Unambomber alla vicenda del Mostro di Firenze, con un’attenzione particolare al rapporto tra delitti e territorio scavando a fondo nel lato oscuro della provincia.

Il recente Sugarpulp Festival, svoltosi al Centro Civico d’arte e cultura Altinate/San Gaetano di Padova, ha visto tra i protagonisti Jeffery Deaver, Joe R. Lansdale, Massimo Carlotto, Victor Gischler, Jan Wallentin, Tim Willocks e ha ottenuto uno sbalorditivo riscontro di pubblico giovane e agguerrito. Lo stesso Lansdale ha dichiarato che si è trattato del miglior festival letterario a cui abbia partecipato, opinione assolutamente condivisibile, soprattutto per la mancanza di snobismo, di pallidi incontri letterari a cui siamo purtroppo abituati, e di quella mediocre nicchia di letterati ormai indelebilmente rodati a parlarsi addosso per la mancanza di spettatori.

Leggi tutto l’articolo di Lorenzo Mazzoni nel sito de Il Fatto Quotidiano

Un’anteprima di “Che Dio ti aiuti, Bambola” di Carlo Callegari a Letteralmente Aperta

[Alla serata del 27 ottobre della jam session letteraria "Letteralmente Aperta" Carlo Callegari ha letto un brano tratto dal suo romanzo in uscita in formato digitale con LA CASE Production. Stiamo lavorando proprio in questi giorni agli ultimi dettagli ma già vi posso dire che il romanzo di Carlo è davvero uno spasso ed è con molto piacere quindi che vi presento in anteprima un estratto da "Che Dio ti aiuti, Bambola"]

“E’ una Sulky” risposi.
“Lo so anch’io che è una Sulky. Solo pensavo che ormai si fossero tutte estinte.”
“A quanto sembra qualcuna è sopravvissuta. Comunque, amico mio, quello è il nostro mezzo di trasporto per questa sera”.
“Cosa? Mi stai prendendo per il culo?” mi chiese sbalordito.
“No, credimi. E’ la persona che stavamo aspettando”.
“E noi dovremmo andare dai fratelli Makarovic con quel triciclo color merda?”
“A quanto pare sì”.
“Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo? Che razza di professionisti siete?”
“Abbiamo un piano…”, azzardai.
“Me lo auguro. E poi, come ci stiamo in tre in una Sulky?”
“Non siamo proprio in tre. Direi piuttosto in due e mezzo.”
“Due e mezzo? E chi cazzo è il tuo socio? Un ragazzino di dodici anni o un uomo senza gambe?”
“Nessuna delle due, anche se la statura è più da uno di dieci”.
Silvano non aggiunse altro ed aspettò in silenzio che il catorcio si fermasse proprio affianco a noi.
Qualche secondo dopo la porta si aprì e con un balzo ed un sorriso beffardo, scese Tony.
“Ciao, pivelli!”
Io e Silvano rimanemmo entrambi a bocca aperta. Lui per lo stupore di rivedere il nano dopo molti anni, io per come si era conciato. Tony aprì le braccia radioso in direzione del Boa.
“Beh, Silvano. Non saluti il tuo amico Tony?”
“Beata Vergine. Tony! Amico mio, dopo tanti anni. Come fai a conoscere Carlito?”
Stretto nella morsa di quell’abbraccio infinito, il nano si spazientì subito.
“Ok, ok. Ma adesso smettila di abbracciarmi bestione. Non siamo mica due froci, almeno non io. Dai mollami, ho una reputazione da difendere”.
Le piccole mani di Tony cominciarono a pugnare la schiena del Boa fino a quando lui non mollò la presa.
“Ma cosa ci fai qui? Era dai tempi delle messe assieme che non ti vedevo!”
“Adesso basta,” sbottò il nano mettendo mano al calcio del cannone cromato. “Non è il momento delle lacrime, dei pompini e dei vecchi tempi. Saliamo in macchina e andiamo a fare il nostro lavoro”.
“Macchina?” lo stuzzicai io. “Non vedo nessuna macchina.”
“Maledetti pivelli ritardati. Volevate andare a fare una strage con una macchina presa a noleggio. Cosa avreste raccontato riconsegnandola piena di buchi di pistola? Che non vi eravate accorti che qualcuno vi aveva sparato? Invece nessuno può immaginare che la morte arrivi in Sulky! E adesso andiamo a distribuire un po’ di sani confetti di piombo”.
Il trabiccolo color merda di cane aveva la guida centrale a manubrio e, visto che io e Silvano occupavamo da soli l’intera lunghezza della panca del triciclo, il nano per guidare fu costretto a salire in braccio nostro.
“E fatemi un po’ di spazio, razza di impiastri! Maledetti pivelli!”
Il motore dopo qualche rantolo si riavviò ed dopo aver ingranato la prima il Sulky fece uno stanco balzo in avanti, quindí con fatica, molta fatica, si mosse.
Affrontare il cavalcavia della stazione fu quasi un’impresa. Fortuna volle che trovammo il semaforo verde in Piazza Mazzini. Quello ci consentì di lanciarci ad affrontare la salita a quasi cinquanta all’ora. A metà strada avevamo già perso quasi la totalità della spinta e, verso la cima, ci ritrovammo quasi immobili. Il nano scalò in prima ed affrontò gli ultimi metri con il motore fuori giri. L’interno dell’abitacolo sembrava la sala macchine del Titanic. Finalmente cominciò la discesa ed il nano ingranò la terza, cioè la marcia più alta. Prima scendemmo per inerzia, poi guadagnammo velocità. Entrammo nella curva che porta al quartiere Arcella come una meteora. Le piccole ruote del sulky non riuscirono a tenere la strada, così, un po’ per volta andammo alla deriva verso sinistra, invadendo la carreggiata opposta. Quando ci ritrovammo
quasi a baciare due anziani alla guida di una Panda che proveniva dalla parte opposta alla nostra, Tony non poté fare altro che allargare ancora la traiettoria, finendo quasi addosso al marciapiede.
Davanti a noi ci ritrovammo parecchie persone ferme in coda ad aspettare di entrare al cinema Astra per lo spettacolo di mezzanotte. Erano talmente tante che molte di loro erano state costrette a stare giù dal marciapiede. In un attimo si volatilizzarono tutte fra urla di terrore e bestemmie decisamente colorite.
Riuscii ad intravvedere il mezzo busto di una ragazza sfilare a pochi centimetri dal mio finestrino. Aveva gli occhi grandi come due piattini da caffè e la bocca simile a quella del celebre urlo di Munch. Fu solo un breve istante, poi non vidi altro.
Lentamente riuscimmo a riguadagnare la corsia di destra.
“Mi dispiace per i tuoi pantaloni Carlito” disse il Boa con voce simile ad un primo soprano della Scala di Milano. “Prima erano fumo di Londra, ora sono merda di Padova. Temo che li dovrai buttare”.

(Trovate tutti i testi letti durante la jam session del 27 ottobre sul sito di Letteramlmente Aperta)