Luca Zaia, il Veneto e l’emulazione fallita della Lombardia

Non c’è niente come la teoria dell’emulazione fallita* di Tommaso Labranca che spieghi le dichiarazioni di Luca Zaia, futuro Governatore della regione Veneto, fatte oggi a Klaus Davi: “Se sarò eletto, come testimonial del Veneto mi piacerebbe coinvolgere un parterre di rappresentanti del mondo dello spettacolo come Eleonora Pedron, Umberto Smaila, Mara Venier ed Eleonora Daniele. Va da sé che Zaia sarà eletto con percentuali bulgare, ma quello che mi lascia perplesso è constatare che in Veneto ci stiamo sempre più riducendo ad essere l’emulazione fallita del sistema Lombardia, sia per quanto riguarda la politica (l’attuale Lega è un prodotto tipicamente lombardo, diversissimo dai movimenti legati al territorio come la Liga Veneta o i Serenissimi, giusto per fare due esempi) che l’imprenditoria (parlo dei vari patròn televisivi locali alla Lucio Garbo o alla Romi Osti, convinti di essere tanti neo-Berlusconi di provincia). Adesso ci mettiamo anche il modello politica-spettacolo inaugurato alla grande da Berlusconi (e che il centro sinistra sta cercando di replicare: altro caso imbarazzante di emulazione fallita…).

Queste regionali poi stanno facendo spuntare come funghi tanti nuovi self-made-man, tutti emulatori falliti di qualche prototipo lombardo, che sono convinti di essere grandi politici soltanto perché sono mediocri imprenditori; tutti pronti a “metterci la faccia” nonostante quasi sempre si tratti di facce da culo; tutti folgorati sulla via di Damasco negli ultimi 15 anni dal mito dell’azienda, dell’imprenditore di successo, del doppio petto blu (qui si potrebbe aprire una parentesi molto lunga: lasciamo perdere lombroso, ma com’è che i politici Veneti, tranne qualche rara eccezione, sembrano tutti un branco di boari in giacca e cravatta?). E sto parlando di un fenomeno trasversale che non risparmia quasi nessuno. Mala tempora currunt: mi sa che dovremo tenerceli per un bel po’…

 

*Emulazione Fallita: si imita non per il solo gusto sterile di imitare e confondersi con mille altri, ma per poter spiccare all’interno del proprio gruppo, con un risultato che non è mai simile al modello

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