Il Mostro di Firenze, la recensione di Carlo Vanin su Sugarpulp.it

Tra i tanti difetti che ho c’è quello di leggere Stephen King. Lo so, lo so. E’ come l’harmony dell’orrore ormai. Ma capitemi, è come essere sposati con una tizia da vent’anni. Sai che una volta l’hai amata tanto, che hai imparato qualcosa da lei e anche se è diventata chiacchierona, ripetitiva e un po’ monotona, preferisci starci assieme in virtù di quel folle amore di tanto tempo fa piuttosto che mollarla.

Sono un abitudinario, non mi giudicate, siete come me, cantava il saggio. Bè, dicevo: Stephen King. Il vecchio re, oltre che parlarsi addosso, farsi lunghe passeggiate fra i boschi del Maine e farsi investire dalle macchine, è un patito di audiolibri.

Si mette in macchina (oddio, macchina, son sicuro che ha uno di quei suv americani che fanno 5000 di cilindrata e fanno al massimo le 100 miglia all’ora) mette un audiolibro in formato cd nel lettore e se lo gode. Ma magari il vecchio è più aggiornato di quanto immagino. Magari collega il suo ipod all’entrata mini-jack dell’autoradio. In ogni caso il risultato è lo stesso: occhi sulla strada e buona letteratura all’orecchio.

 

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