Quanto guadagna uno scrittore che pubblica su Amazon? Un post che racconta quello che nessuno vi ha ancora detto

Nell’ultimo anno il mondo editoriale internazionale non fa altro che parlare di ebook e di editoria digitale. Una gran bella rivoluzione secondo alcuni, una sciagura secondo altri. Amazon al momento è il player numero uno sul mercato dato che di fatto il mercato degli ebook è stato inventato dall’azienda di Jeff Bezos.

I commentatori più critici accusano Amazon di impoverire gli scrittori praticando prezzi troppo bassi, concetto sintetizzato alla perfezione da questa frase di Brian De Fiore: «Se la politica di Amazon di abbassare i prezzi continua, ce la faranno gli autori a guadganarsi da vivere?».

Cercherò di fare un po’ di chiarezza su questo punto perché stiamo assistendo ad una vera e propria campagna di oscurantismo, e il fatto che la maggior parte dei giornalisti italiani che scrivono certe cose lavori per grandi gruppi editoriali non aiuta di certo. Il post che segue sarà piuttosto lungo, ma contiene una serie di numeri che possono chiarire in maniera definitiva come quella del povero scrittore messo alla fame da Amazon sia una vera e propria bufala.

Facciamo un esempio concreto: lo scrittore “A” decide di pubblicare il suo libro in formato digitale senza editore e lo mette in vendita su Amazon. Seglie di venderlo 2.99 dollari. Si tratta di una cifra molto bassa, ma Amazon garantisce una royalties del 70% e, di coseguenza, per ogni copia venduta lui incassa circa 2 dollari, per la precisione 2.08 (ci sarebbe il discorso dell’IVA da fare, ma se avete il contratto con Amazon.com e siete americani l’IVA non la pagate per il semplice fatto che negli USA l’IVA non esiste). Tenete bene a mente questo dato e andiamo avanti.

Lo scrittore “B” invece decide di affidare il suo libro ad un editore tradizionale che lo mette in vendita al prezzo di 10 euro (sappiamo che in Italia i libri costano molto di più ma usiamo questo dato per questioni pratiche). Mettiamo caso che lo scrittore “B” abbia strappato un ottimo contratto all’editore che gli riconosce una percentuale del 10% sul prezzo di copertina. Chiunque abbia avuto a che fare con il mondo editoriale sa benissimo che stiamo parlando di pura fantascienza, ma ammettiamo per un attimo che sia così. Bene, in questo caso l’autore incasserebbe 1 euro a copia.

E mi sembra importante sottolineare che Amazon paga rendiconti mensili mentre normalmente gli editori ti pagano ad aprile i rendiconti chiusi al 31 dicembre dell’anno precedente (quando ti pagano), e cioè l’autore “A” incassa un assegno tutti i mesi mentre l’autore “B” incassa ad aprile 2012 l’assegno per i libri venduti nel 2011.

Nonostante tutto continuo a credere che quella dell’editore resti una figura importantissima per un autore: aiuta nelle scelte, evita un sacco di scocciature, ti permette di concentrarti solo sul tuo lavoro di scrittore e garantisce credibilità al tuo lavoro. Il problema è che nel mondo dell’editoria digitale un editore serio deve offrire ad un autore una percentuale che sia come minimo del 35% sul prezzo di copertina cosa che invece non succede.

Ora siamo ancora sicuri che la politica dei prezzi praticata da Amazon sia una rovina per gli autori? Io credo di no. I costi sono molto più bassi per un editore e quindi bisogna rassegnarsi ad abbassare i prezzi. Questo significa riportare l’autore al suo ruolo centrale nella produzione del libro, dato che di fatto oggi come oggi l’autore è soltanto una pedina del mercato editoriale e, non a caso, è il soggetto che incassa in assoluto la percentuale più bassa sul prezzo di copertina, segno che stiamo parlando dell’anello debole della catena.

Con l’editoria digitale non è più così: l’autore può permettersi di bypassare l’editore e di guadagnare molto di più proponendo il suo libro ad un prezzo di copertina molto più basso, cosa che tra l’altro gli permette di vendere molte più copie.

Facendo due conti in base alle cifre su cui si ragionava prima se l’autore “A” vende 1.000 ebook a 2.99 dollari guadagna in tutto 2.080 dollari. Per guadagnare la stessa cifra lo scrittore “B” deve vendere 2mila copie del suo libro che, però, costa ben 10 dollari a copia (e vi ricordo che questi dati si basano su condizioni contrattuali incredibilmente favorevoli per l’autore rispetto a quelle attualmente esistenti sul mercato).

Tornando alla domanda iniziale fatta da Brian De Fiore: «Se la politica di Amazon di abbassare i prezzi continua, ce la faranno gli autori a guadganarsi da vivere?», la risposta è assolutamente si, anzi gli autori molto probabilmente si guadagneranno da vivere molto meglio proprio perché Amazon abbasserà i prezzi. Questo significherà che potranno vendere molte più copie e guadagnando molto di più su ogni singola copia venduta. E il discorso si può applicare a tutti gli store online (iBooks, Book Republic, Ultima Books, Barnes & Noble, ecc), dato che le percentuali su cui viaggiano i grandi portali di distribuzione sono più o meno le stesse.

Forse adesso qualcuno ha capito perché tutti gli editori hanno così paura di Amazon…

4 pensieri su “Quanto guadagna uno scrittore che pubblica su Amazon? Un post che racconta quello che nessuno vi ha ancora detto

  1. Scrivi: “Questo significa riportare l’autore al suo ruolo centrale nella produzione del libro, dato che di fatto oggi come oggi l’autore è soltanto una pedina del mercato editoriale e, non a caso, è il soggetto che incassa in assoluto la percentuale più bassa sul prezzo di copertina, segno che stiamo parlando dell’anello debole della catena.” Purtroppo c’è chi sta anche peggio: i traduttori, che delle percentuali sul prezzo di copertina, in Italia, non vedono nemmeno l’ombra. So di un caso eccezionale in cui la traduttrice è riuscita ad avere qualcosa come lo 0.5%; se qualcuno può smentirmi, benvenga!

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    1. Hai ragione da vendere ma, purtroppo, le responsabilità di questa situazione sono in gran parte dei traduttori stessi che nel corso degli anni invece di fare lobby per far valere i loro diritti hanno accettato l’inaccettabile pur di “lavorare”. So benissimo che sto parlando di un problema enorme e difficilissimo da affrontare, ma mai come in questo caso vale il detto “l’unione fa la forza”. I traduttori (soprattutto in un mercato come quello italiano in cui si traduce tantissimo) sono un tassello fondamentale dell’editoria eppure non hanno alcun peso politico né contrattuale, può sembrare un controsenso ma è così, per questo dico che i traduttori come categoria hanno molte responsabilità.

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