“Amanda Knox”, il film: intervista a Paolo Romio

In occasione della seconda edizione dell’ebook sul caso del delitto di Perugia che ho scritto insieme a Jacopo Pezzan ho avuto modo di intervistare Paolo Romio, giovane attore vicentino che ha interpretato il ruolo di Raffaele Sollecito nel film “Amanda Knox: murder on trial in Italy” trasmesso negli Stati Uniti su Lifetime.

Il film viene trasmesso oggi per la prima volta in Italia (questa sera su Canale5) e con l’occasione ho deciso di pubblicare qui nel blog un’estratto di quell’intervista, per cercare di capire un po’ di più le dinamiche di un film così controverso e che ha scatenato non poche polemiche negli USA ma anche in Italia.

“Amanda Knox: murder on trial in Italy” è stato diretto da Robert Dornhelm e, oltre a Paolo Romio, ci sono  anche Hayden Panettiere nel ruolo di Amanda Knox e Amanda Fernando nei panni di Meredith Kercher.
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Il film è stato trasmesso negli Stati Uniti per la prima volta il 21 febbraio 2011 ed è basato sulla sentenza di primo grado. Dopo l’assoluzione di Amanda si è parlato di realizzarne una nuova versione che rispecchi il risultato del processo di appello, ma il lavoro è stato bloccato da una serie di problematiche legali avanzate dagli avvocati di Amanda Knox e da quelli della famiglia Kercher.

Intervista a Paolo Romio

Ciao Paolo, grazie mille per la disponibilità. Per prima cosa vogliamo chiederti cosa sapevi del caso del delitto di Perugia prima di essere scelto per il ruolo di Raffaele Sollecito?
Prima che mi scegliessero per il film, conoscevo quello che avevo letto sui giornali e sentito alla tv. Ovviamente la mia era una conoscenza molto superficiale. Sapevo che a Perugia era stata trovata morta una ragazza inglese e che i principali accusati erano “due giovani fidanzatini”, un’americana e un italiano. Ad essere sincero già così tutta questa vicenda sembrava un film più che una storia vera…

Come hai approfondito l’argomento per prepararti ad interpretare questo ruolo?
Per prepararmi mi sono basato sulle informazioni che potevo trovare online, andando a cercare anche tutti i video, i documenti, le interviste ai protagonisti e i vari servizi e programmi di approfondimento che erano stati fatti sull’omicidio. Nella fase di preparazione di un ruolo cerco sempre di approfondire il più possibile l’argomento che devo studiare, l’obiettivo è quello di ampliare la mia visione per capire le dinamiche emotive e umane del personaggio che poi interpreto.

A livello professionale invece com’è stato confrontarsi con una produzione statunitense? Hai avvertito molta differenza rispetto al modo di lavorare di noi italiani?
Credo che la differenza principale tra una produzione Italiana e una produzione USA sia legata ad un aspetto culturale, è un qualcosa che va al di là della lingua. Gli statunitensi sono figli del protestantesimo e hanno un etica del lavoro diversa e questo si percepiva chiaramente, anche se comunque il set del nostro film era italo-americano dato che abbiamo lavorato praticamente sempre a Roma […].

Hai avuto la sensazione che la troupe avesse qualche pressione? Ci riferiamo al fatto che  sia i legali della famiglia Kercher che quelli di Amanda Knox erano contrari al film e hanno fatto di tutto per bloccarlo.
Probabilmente in produzione ci sono state delle tensioni, ma come attore non ho mai sentito o risentito di questo […].

Dopo aver frequentato la troupe e, soprattutto, dopo aver girato il film, è cambiata la tua idea sul caso?
Dal momento che ho cominciato a studiare, ho abbandonato qualsiasi mia opinione personale e morale su tutta la vicenda e, naturalmente, sulla persona che dovevo interpretare. Non credo di essere nessuno (né un un giudice, né un esperto, né l’ennesimo opinionista di turno) per esprimere il mio giudizio […].

La troupe si avvaleva di esperti sul caso per verificare le diverse ricostruzioni dei fatti?
Il copione è stato scritto da Wendy Battles e so per certo (mi ero confrontato personalmente con i produttori su questo tema) che si è attenuta alla ricostruzione dei fatti così come sono stati raccontati dagli atti del processo di primo grado.

Hai notato differenze sostanziali da come i media statunitensi si sono interessati a questa vicenda rispetto a quelli italiani?
Questa per me è stata una delle cose più interessanti. […] Vedere come la stessa notizia è stata trattata in maniera diversa con un focus puntato su elementi diversi rispettivamente dai media Statunitensi, Inglesi e Italiani, è stato molto interessante. In un certo senso è stato come se ognuno avesse raccontato la “propria” storia. Hanno usato gli stessi ingredienti ma con dosi diverse e, ovviamente, il risultato mediatico è stato diverso. Da qui, secondo me, la nascita dei numerosi blog di innocentisti vs colpevolisti. Leggendoli si ha l’impressione di trovarsi di fronte a due fazioni, entrambe convinte di possedere la verità assoluta sul caso! E dato che quelli che scrivono in questi blog sono mediamente persone normali e non voci esperte del caso, immagino che le loro supposizioni derivino da quanto hanno appreso dai media […].

L’intervista integrale a Paolo Romio è pubblicata in appendice all’ebook “Amanda Knox e il delitto di Perugia”.

2 pensieri su ““Amanda Knox”, il film: intervista a Paolo Romio

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