«La vita è una chiavica», ovvero il Graphic Novel come categoria merceologica, più una discussione con Massimo Giacon.

«La vita è una chiavica», ovvero il Graphic Novel come categoria merceologica, più una discussione con Massimo Giacon.Quando ero piccolo compravo i fumetti dall’edicola di un piccolo paesino di provincia. La fornitura era incostante, la selezione squinternata e l’esposizione al di poco imbarazzante. Soprattutto, non c’era soluzione di continuità tra i Disney, i nuovi fumetti dell’allora Marvel Italia e i giornaletti porno sia a fumetti che hard-core, esposti in bella vista tra un Paperino e un Uomo Ragno edizione natalizia.

Non dimenticherò una delle scene topiche, in cui sceglievo tra i nuovi spillati arrivati e clamorosamente non poteva non cadermi l’occhio su una copertina oleografica di un supereroe chiamato il Punitore, ma che non aveva nulla a che fare con Frank Castle e non puniva criminali e narcotrafficanti, ma avvenenti signorine deflorandole con il suo mitra (non è una metafora). In questo bell’ambiente – ottimo per rinfocolare qualsiasi bieca perversione in un bambino/adolescente – c’era quasi sempre un tipo parcheggiato dall’aspetto laido, che di tanto in tanto, mentre sfogliava l’ultima rivista porno arrivata, sbuffava dicendo: «La Vita è una chiavica». […]

In Retromania, Simon Reynolds dopo aver speso pagine a mostrare come gli anni zero fossero stati gli anni di massima diffusione del mal d’archivio annotava come questa tendenza avesse condotto a conservare patologicamente ogni traccia e ogni “documento”, ma soprattutto con-diviso in un dilagante over-sharing in cui l’ovvio e il banale acquisivano un’importanza per l’individuo insopprimibile.

Ogni utente di un qualsiasi social network documenta e condivide ogni banalità che ai suoi occhi, in un narcisistica prospettiva, è degna di essere “notabile”. Ora, proporre prodotti che cadono sotto lo stesso interesse documentaristico instilla e risponde all’esigenza che ogni “condivisore seriale” ha di rendere “pubblicabile” le proprie memorie. Il graphic novel, allora, risponde sia a questo bisogno di immedesimazione e riconoscimento e, nel contempo, ingloba tutto quello che è fumetto, perché fare romanzo grafico è più semplice, forse, che fare fumetti.

Leggi tutto l’articolo di Tonio Troiani nel blog Conversazioni sul Fumetto

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