11 settembre 2001: intervista a Paolo Attivissimo

11 settembre 2001: intervista a Paolo AttivissimoPaolo Attivisismo è uno scrittore e giornalista informatico: storico conduttore della trasmissione Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana, autore di decine dei libri di informatica divulgativa e autore del blog Disinformatico.

Gestisce il Servizio Antibufala (oltre 9 milioni di visitatori) e scrive articoli per La Borsa della Spesa, Wired.it e Le Scienze. Inoltre è Presidente del CICAP Ticino.

Coordina ed è coautore del blog Undicisettembre.blogspot.com dedicato alle indagini di smentita delle ipotesi di complotto riguardanti gli attentati dell’11 settembre 2001, co-traduttore del libro “11 settembre – I miti da smontare” , coautore di “11/9 – La cospirazione impossibile” e di “Zerobubbole Pocket”.

All’interno dell’ebook “11 settembre: verità o bugie?” di Wiki Brigades c’è una sua interessante intervista sui tanti miti che circondano gli attentati terroristici del 09/11 e sulla disinformazione che ne è seguita. Ecco un lungo estratto dell’intervista:

11 settembre 2001: intervista a Paolo AttivissimoC’è mai stata una teoria o un’ipotesi “cospirazionista” che in un primo momento l’ha convinta?
Sì, e più di una. Quando vidi per la prima volta le foto di Asile.org (il sito di Thierry Meyssan), che presentavano una breccia stranamente piccola nella facciata del Pentagono, prima del crollo di una porzione dell’edificio, incompatibile con l’impatto di un aereo di linea, ebbi un sussulto.
Giornalisticamente mi venne istintivo pensare di essere davanti a uno scoop. Ma razionalmente volli verificare la notizia, e un quarto d’ora più tardi capii come stavano le cose quando trovai le altre fotografie della breccia, quelle nelle quali lo squarcio non era in gran parte coperto dal getto degli idranti dei vigili del fuoco, e capii che qualcuno aveva scelto ad arte le fotografie più ingannevoli.
Anche la notizia della ricezione di messaggi di preavviso degli attentati da parte di una società di comunicazioni, la Odigo, mi insospettì, e lo stesso avvenne per i movimenti di Borsa anomali di cui si parlò nei giorni successivi agli attentati.
Entrambe le notizie erano plausibili (a differenza delle tesi alternative di missili contro il Pentagono spacciati per aerei di linea): in particolare, pareva logico che chi di certo sapeva in anticipo degli attentati, ossia gli organizzatori, potesse sfruttare questa conoscenza per speculare in Borsa.
Poi le verifiche dei colleghi giornalisti smontarono anche queste tesi: i messaggi ricevuti dalla Odigo erano solo vaghe minacce (ricevute peraltro alla filiale israeliana dell’azienda, non a New York) che soltanto il senno di poi fece associare agli attentati, e le speculazioni di Borsa furono ricondotte a notizie pubblicate da una newsletter finanziaria al di sopra di ogni sospetto.
Pensai anche che il Volo 93, quello caduto in Pennsylvania, fosse stato abbattuto. Anche questa era un’ipotesi logica, priva di elementi fantascientifici o assurdi. Anche qui, solo lo studio delle perizie tecniche, l’esame della distribuzione dei rottami (troppo raggruppati per un abbattimento in aria) e la consulenza di piloti ed esperti d’incidenti d’aviazione mi convinsero che non si era trattato di abbattimento.
Tuttora ho parecchie zone grigie che vorrei vedere risolte, ma che sono coperte dal fumo del cospirazionismo.
Per esempio, la mattina dell’11 settembre nel World Trade Center furono effettuate ingenti transazioni finanziarie ritenute sospette, almeno secondo i giornali dell’epoca.
Per investigarle, i dischi rigidi dei computer finanziari presenti nelle Torri Gemelle furono recuperati dalle macerie e affidati alla Convar, una società tedesca specializzata nel recupero di dati da supporti danneggiati. Di questa storia, a parte un accenno in un documentario di un canale televisivo olandese, non si è più saputo nulla.
Ecco, questo è un esempio dei veri misteri dell’11 settembre che il cospirazionismo ha involontariamente nascosto.

Per quale motivo secondo lei i cospirazionisti insistono sempre su punti tecnici che poi vengono regolarmente smontati dagli esperti, mentre quasi nessuno evidenzia i buchi più inquietanti, tipo le stranezze relative all’arresto di Moussauoi, o gli inspiegabili spostamenti di Atta prima di imbarcarsi (bagaglio “smarrito” compreso)?
Il cospirazionismo ha bisogno di “prove” semplici. Un ragionamento complesso, sfumato, che richieda attenzione, studio e analisi, non gli si addice.
Non si tratta di un approccio investigativo razionale, ma di un atteggiamento psicologico, alimentato in gran parte dalla gratificazione di chi vi aderisce (il cospirazionista si sente più intelligente degli altri perché ha capito una verità che agli altri sfugge). Questo genere di atteggiamento fa più presa se si basa su “prove” semplici e apparentemente lampanti: fotografie, dichiarazioni, video.
Il cospirazionismo si nutre di immagini e di pregiudizi, non di ragionamenti. Se il cospirazionista si fermasse a ragionare si accorgerebbe delle contraddizioni e assurdità presenti nelle tesi che sostiene. Dettagli come quelli che citate sono forse spiegabili andando a studiare a fondo gli eventi, ma sono poco spettacolari e sensazionali. Fa molto più effetto, e fa molti più proseliti, parlare di demolizioni controllate segrete (“dimostrate” da sbuffi che fuoriescono dalle Torri Gemelle) o della presunta decisione di Larry Silverstein, locatario del World Trade Center, di ordinare ai vigili del fuoco di demolire un terzo grattacielo, il WTC 7, sottolineando magari che Silverstein è ebreo.
L’antisemitismo si affaccia spesso nei cospirazionismi: si tratta di due visioni del mondo per molti versi parallele e compatibili. Il video del crollo del WTC7 e la decisione di Silverstein sono tuttora sbandierati come prove supreme del complotto, nonostante ci sia un problema logico di fondo: i vigili del fuoco non fanno demolizioni, e non ha senso che Silverstein confessi (in un documentario pre-registrato, oltretutto) una demolizione che doveva restare top secret.
Ma di fronte alla potenza delle immagini e dei pregiudizi, queste obiezioni razionali vengono ignorate. […]

Ha mai avuto scambi di opinione con chi sosteneva tesi che sono state poi smentite in maniera palese?
Ho avuto scambi di opinioni con molti cospirazionisti, ma solo a distanza (con una sola eccezione, quella di Tom Bosco, che ha accettato il dibattito pubblico). In dieci anni, nessuno degli esponenti delle tesi alternative ha accettato il confronto tecnico con me, manco fossi l’Anticristo.
Sono solo un giornalista che divulga quello che gli esperti dicono a proposito dell’11 settembre. Solo in rari casi è capitato che le tesi fossero smentite in maniera così palese da indurre il cospirazionista ad ammettere il torto.
Di solito la forma mentis del cospirazionismo spinge a ignorare le prove che smontano la tesi, liquidandole come disinformazione oppure accusando chi le presenta di essere un “prezzolato disinformatore”, un “kamikaze di Bush” o un altro dei tanti termini coloriti che sono stati usati contro di me e i miei colleghi in questi anni.
Però ogni tanto, raramente, capita. Ci sono anche persone che a furia di studiare l’11 settembre, e avendo l’onestà di ascoltare e valutare le argomentazioni dei debunker, hanno capito gli errori delle tesi alternative e si sono dissociate dal movimento pro-complotto.
Di recente, per esempio, Massimo Mazzucco ha dovuto ammettere di aver torto e che il suo errore era stato rivelato da un debunker. Sosteneva che il vicepresidente USA Cheney avesse dichiarato in un’intervista che non c’erano prove del coinvolgimento di Osama bin Laden nell’11 settembre; peccato che la versione dell’intervista presentata da Mazzucco fosse troncata (non si sa da chi) e non includesse la rettifica da parte di Cheney, nella quale si scusava per aver detto “Bin Laden” al posto di Saddam Hussein (che era l’argomento dell’intervista).
Mazzucco ha ammesso l’errore e poi ha cambiato subito discorso e ha partorito una nuova presunta “prova” del complotto. Il cospirazionismo è fatto così.

L’intervista integrale è pubblicata in “11 settembre, verità o bugie?”, Wiki Brigades, disponibile sia in formato ebook che in formato audiolibro.

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